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Distanze legali: la Cassazione ribadisce la nozione unitaria di “costruzione”

Secondo la Suprema Corte, i regolamenti comunali non possono modificare la definizione codicistica di costruzione, potendo solo imporre distanze maggiori tra edifici.

10/11/2025  - 

Con l’ordinanza n. 13157 del 18 maggio 2025 (Sezione II Civile, Presidente Orilia, Relatore Grasso), la Corte di Cassazione ha ribadito un principio giurisprudenziale consolidato in materia di distanze legali tra edifici.

La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell’art. 873 del Codice civile, il concetto di “costruzione” ha natura unitaria e comprende qualsiasi opera non completamente interrata, purché dotata di solidità e stabilmente ancorata al suolo, indipendentemente dalla tecnica costruttiva utilizzata.

La pronuncia sottolinea che i regolamenti comunali non possono modificare tale definizione: il rinvio contenuto nella seconda parte dell’art. 873 c.c. consente ai Comuni di stabilire distanze maggiori rispetto a quelle minime previste dalla legge, ma non attribuisce loro il potere di ridefinire cosa debba intendersi per “costruzione”.

L’ordinanza — in linea con precedenti decisioni della Corte (tra cui Cass. n. 23843/2018 e n. 12712/2024) — è intervenuta nell’ambito di una controversia tra privati (V. c. C.), confermando la sentenza della Corte d’Appello di Salerno del 23 luglio 2019.

In sintesi, la Cassazione riafferma che la definizione di “costruzione” rilevante ai fini delle distanze legali è di esclusiva competenza del legislatore statale, escludendo qualsiasi deroga da parte della normativa locale.

Fonte: ANCI Digitale



Monica Feletig
Ultimo aggiornamento: 10/11/2025