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Balneari: il MIT avvia il confronto sul bando tipo per le concessioni

Dopo anni di proroghe, il bando tipo mira a supportare gli enti concedenti nella gestione delle nuove procedure di assegnazione delle concessioni demaniali a uso turistico-ricreativo
21/07/2026
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La notizia del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti interviene in un quadro normativo e amministrativo stratificato, segnato da anni di rinvii nell’effettiva applicazione delle procedure selettive per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali a finalità turistico-ricreative. Il comunicato del 13 luglio 2026 riferisce dell’avvio del confronto sullo schema di bando tipo, predisposto in sede tecnica con gli enti territoriali e sottoposto alle associazioni di categoria, con l’obiettivo di definire regole uniformi per i rinnovi delle concessioni, dopo il passaggio in Conferenza unificata.
La questione nasce dal principio, fissato dall’art. 12 della Direttiva 2006/123/CE, secondo cui, quando il numero delle autorizzazioni disponibili è limitato per scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche, gli Stati membri devono applicare una procedura di selezione tra i candidati potenziali, con garanzie di imparzialità, trasparenza e adeguata pubblicità; la stessa norma esclude il rinnovo automatico e vantaggi ingiustificati a favore del prestatore uscente.
Nel settore balneare italiano, tuttavia, il legislatore nazionale ha più volte fatto ricorso a proroghe generalizzate delle concessioni esistenti, rinviando l’apertura effettiva del mercato. La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella sentenza Promoimpresa del 14 luglio 2016, cause riunite C-458/14 e C-67/15, ha già qualificato come incompatibile con il diritto UE un regime di proroga automatica delle concessioni demaniali marittime e lacuali in assenza di procedura selettiva.
Anche il Consiglio di Stato, con le decisioni dell’Adunanza plenaria n. 17 e n. 18 del 2021, ha affermato l’incompatibilità delle proroghe automatiche con l’art. 49 TFUE e con l’art. 12 della Direttiva 2006/123/CE, chiarendo che le relative norme interne non devono essere applicate né dai giudici né dalla pubblica amministrazione. Successivamente, la giurisprudenza amministrativa ha ribadito la perdurante validità di tali principi, evidenziando che le proroghe disposte dai Comuni in contrasto con il diritto UE devono considerarsi prive di effetti.
Sul piano statale, l’inadempienza è consistita soprattutto nel mancato tempestivo riordino della disciplina e nella reiterazione di soluzioni transitorie. La Commissione europea, nel parere motivato del 16 novembre 2023, ha contestato all’Italia il mantenimento di proroghe indiscriminate ed ex lege delle concessioni balneari, ritenendolo contrario all’art. 12 della Direttiva 2006/123/CE e all’art. 49 TFUE; nel documento si richiama anche la precedente lettera di costituzione in mora del 3 dicembre 2020.
Il legislatore è poi intervenuto con il decreto “Infrazioni”, convertito nella Legge 166/2024, che ha previsto un nuovo quadro di scadenze e criteri per le gare, fissando il termine del 30 giugno 2027 per l’avvio delle procedure e quello del 30 settembre 2027 per la conclusione, con possibilità di ulteriore proroga tecnica in presenza di impedimenti oggettivi. La stessa disciplina ha previsto bandi pubblici con adeguata pubblicità, criteri di valutazione e durata delle concessioni compresa, secondo le ricostruzioni disponibili, tra 5 e 20 anni.
Resta però il nodo dell’attuazione locale. Per anni molti enti concedenti non hanno avviato procedure comparative, facendo affidamento sulle proroghe legislative o su proroghe tecniche. L’AGCM è intervenuta più volte per sollecitare l’avvio delle gare e, nel 2024, ha deliberato ricorsi al TAR contro 21 Comuni costieri che avevano applicato la proroga senza indire le procedure pubbliche; l’Autorità ha contestato in particolare il ricorso alla proroga tecnica in assenza dell’avvio effettivo dei bandi.
In questo contesto, il bando tipo annunciato dal MIT mira a colmare una lacuna operativa: fornire agli enti concedenti uno schema uniforme per procedere alle assegnazioni, riducendo incertezza, contenzioso e difformità territoriali. La sua utilità concreta dipenderà tuttavia dalla capacità di trasformare il quadro normativo in procedure effettive, trasparenti e tempestive, superando la lunga fase delle proroghe e dell’inerzia amministrativa.
Fonte: MIT
Monica Feletig
Ultimo aggiornamento: 21/07/2026