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Cose antiche e usate
roba vecchia,seconda mano, usato sicuro, antiquariato, cianfrusaglie

Abrogato

La vendita al dettaglio di cose antiche o usate doveva rispettare il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza: l'art. 126 del T.U.L.P.S. approvato con R.D.  n. 773/31 stabiliva infatti che non può esercitarsi il commercio di cose antiche o usate senza averne fatta preventiva dichiarazione all’autorità locale di pubblica sicurezza (oggi il SUAP comunale), che ne rilascia una presa d’atto.

L'art. 126 è stato abrogato con decorrenza 11 dicembre 2016, dall'art.6 del Decreto Legislativo 25 novembre 2016, n. 222, recante “Individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, ai sensi dell'articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124.

La presente scheda rimane aperta come riferimento storico a procedimenti non più disponibili sul portale, perchè non più previsti per legge.

 

Il MININTERNO ha precisato che deve intendersi abrogato anche l'obbligo di tenere il registro delle operazioni compiute giornamente previsto dall’art. 128 del T.U.L.P.S (vedi infra).

Ultimo aggiornamento: Mon Mar 06 16:40:00 CET 2017

Descrizione

La presente scheda rimane aperta come riferimento storico a procedimenti non più disponibili sul portale, perchè non più previsti per legge.
 
Per “cose antiche” si intendono i beni mobili che rivestano un interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico; di essi si trova una dettagliata elencazione nell’allegato A al D. Lgs. 22.01.2004 n. 42.

Il carattere di “antichità” è dato anche dalla vetustà del bene: ad esempio sono “cose antiche” le fotografie aventi più di 50 anni e non appartenenti all’autore, come pure i mezzi di trasporto aventi più di 75 anni, oppure i libri aventi più di 100 anni.
Per “cose usate” si intendono i beni mobili utilizzati per l’uso per il quale sono stati creati, purchè conservino ancora un valore economico tale da renderli commerciabili e quindi, nonostante il deterioramento, mantengano caratteristiche tali da ravvisarne l’originaria individualità (ad esempio, le auto radiate destinate all'export).


La dichiarazione all'autorità locale di pubblica sicurezza, che in realtà è la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA),  deve contenere l'indicazione della sede dell'esercizio e della specie del commercio.

Per quanto attiene le modalità di esposizione, finalizzata alla vendita, degli oggetti antichi ed usati, l’art. 32 della L.r. 29/2005dispone che “I prodotti esposti per la vendita al dettaglio, ovunque collocati, devono indicare in modo ben leggibile il prezzo di vendita al pubblico, mediante la collocazione di un cartello o di altre modalità idonee allo scopo. Il prezzo dei gioielli, degli oggetti d’arte e di antiquariato e degli altri prodotti di notevole valore economico può essere esposto solo all’interno dell’esercizio”.

L'art. 11-bis del D.Lgs. 21 novembre 2005, n. 286 stabilisce che il commercio dei pallet usati (e di qualsiasi altra unità di movimentazione dei colli utilizzata nell'autotrasporto) è soggetto alla comunicazione preventiva di cui all'art. 126 TULPS, nonchè alla tenuta del registro delle operazioni giornaliere di cui all'art. 128 TULPS.

Ultimo aggiornamento: Mon Mar 06 16:40:00 CET 2017

Registro delle operazioni

Il MININTERNO ha precisato che deve intendersi abrogato anche l'obbligo di tenere il registro delle operazioni compiute giornamente previsto dall’art. 128 del T.U.L.P.S.


La presente scheda rimane aperta come riferimento storico a procedimenti non più disponibili sul portale, perchè non più previsti per legge.


L’art. 128 del T.U.L.P.S. dispone che chi fa commercio di cose antiche o usate è obbligato a detenere un registro delle operazioni compiute giornalmente, in cui sono annotate le generalità di coloro con i quali le operazioni stesse sono compiute e le altre indicazioni prescritte dall’art. 247 del R.D. 635/40.

L'art. 2 del D.P.R. 311/2001 limita peraltro l'obbligo della dichiarazione prevista dall’art. 126 del T.U.L.P.S. e della tenuta del registro delle operazioni previsto dall’art. 128 del T.U.L.P.S. a: “gli oggetti d'arte e le cose antiche, di pregio o preziose, nonché al commercio ed alla detenzione da parte delle imprese del settore, comprese quelle artigiane, di oggetti preziosi o in metalli preziosi o recanti pietre preziose, anche usati…”.

Di conseguenza, per il commercio di cose usate prive di valore o di valore esiguo non sussiste ne' l’obbligo della dichiarazione prevista dall’art. 126, ne' l'obbligo della tenuta del registro delle operazioni giornaliere di cui all’art. 128 del T.U. Nella Regione FVG si ritiene che il valore esiguo sia riconducibile agli oggetti che, indipendentemente dal valore originario, vengano venduti al dettaglio o all'ingrosso per una somma non superiore ad euro 250,00 (circolare 13615/P del 04/04/2012).

Quando il registro è obbligatorio deve essere "vidimato" dal Comune, cioè consegnato all'ufficio competente che provvede a timbrarne ogni pagina e sottoscriverlo (se prodotto in formato cartaceo): tuttavia esistono anche registri prodotti in formato elettronico.
A tal proposito si ricorda che l'art. 2215/bis del Codice civile, che disciplina i casi di digitalizzazione e conservazione a norma dei documenti di cui è obbligatoria la tenuta per legge, testualmente riporta:
“I libri, i repertori, le scritture e la documentazione la cui tenuta e’ obbligatoria per disposizione di legge o di regolamento o che sono richiesti dalla natura o dalle dimensioni dell’impresa possono essere formati e tenuti con strumenti informatici.
Le registrazioni contenute nei documenti di cui al primo comma debbono essere rese consultabili in ogni momento con i mezzi messi a disposizione dal soggetto tenutario e costituiscono informazione primaria e originale da cui e’ possibile effettuare, su diversi tipi di supporto, riproduzioni e copie per gli usi consentiti dalla legge.
Gli obblighi di numerazione progressiva, vidimazione e gli altri obblighi previsti dalle disposizioni di legge o di regolamento per la tenuta dei libri, repertori e scritture, ivi compreso quello di regolare tenuta dei medesimi, sono assolti, in caso di tenuta con strumenti informatici, mediante apposizione, ogni tre mesi a far data dalla messa in opera, della marcatura temporale e della firma digitale dell’imprenditore, o di altro soggetto dal medesimo delegato, inerenti al documento contenente le registrazioni relative ai tre mesi precedenti.
Qualora per tre mesi non siano state eseguite registrazioni, la firma digitale e la marcatura temporale devono essere apposte all’atto di una nuova registrazione, e da tale apposizione decorre il periodo trimestrale di cui al terzo comma.
I libri, i repertori e le scritture tenuti con strumenti informatici, secondo quanto previsto dal presente articolo, hanno l’efficacia probatoria di cui agli articoli 2709 e 2710 del codice civile”.
Il titolare del registro prodotto in formato elettronico dovrà inviarlo via PEC al Comune apponendo marca temporale e  firma digitale; ogni tre mesi trasmetterà al Comune l'aggiornamento del documento con le stesse modalità.

Il registro elettronico verrà vidimato dal funzionario comunale competente mediante apposizione della firma digitale (la quale sostituisce timbro originale e firma autografa, tipici dei formati cartacei) e rispedito al mittente via PEC.

Ultimo aggiornamento: Mon Mar 06 16:40:00 CET 2017